26 settembre 2011

Pizza al miele di castagno e sapore di alchimia.

Pizza al miele di castagno e sapore di alchimia.


C'è un grande vantaggio nei piccoli malanni del cambio di stagione:  starsene a casa in pigiama in dolce far niente.  Almeno questo è quello che mi riprometto ogni volta, per poi scivolare sempre negli irresisitbili richiami che ogni casa nasconde: troppi stimoli, troppe irrinunciabili imprese a cui dar vita all'ombra del resto del mondo.
Del resto mi succede da quando ero piccola e certe abitudini consolidate nel tempo, si sa, sono dure a morire. Da piccola, appunto, aspettavo che l'ultimo di casa chiudesse la porta per scivolare via dal letto, scavalcare i vari Topolino, Tom Sawyer, coperte di rinforzo e andare dritta dritta proprio lì, in cucina. E dare quindi vita agli esperimenti di scienze. Sì, a volte provavo anche a cucinare, ma visti i reclami non proprio morbidi di mia madre di fronte a certi brutti esperimenti, a un certo punto mi ero votata tutta alle scienze. E così riproducevo come una dolce streghetta medievale tutti gli esercizi consigliati nel sussidiario, col librone aperto davanti al naso e intorno fuochi e bollore d'acqua e ventole e bicarbonati. Ma anche i programmi pomeridiani erano per me grande fonte di ispirazione: appuntavo fedelmente i vari passaggi visti alla tele per poi aspettare il momento giusto, in beata solitudine, per riprodurli in cucina.  
Allora pizza, ho detto l'altro giorno, con la gola grossa e la fronte calda, presa da quell'estatico entusiasmo che ormai, da allora, mi coglie coi malanni. Ed ho persino osato, complice quel leggero senso di incoscienza che certe volte dà l'avere qualche linea di febbre e  mi sono messa a mescolare con la stessa voglia di scoperte di un tempo, realizzando  un impasto al miele di castagno che, cavoletti,credetemi è speciale! E' il classico impasto e il procedimento qui sotto non aggiunge niente a quello che ciascuna di voi già sa, anzi forse sa anche meglio, ma il castagno è stata una sorpresa. E poi, non so se è un caso, mi è sembrato che anche la consistenza dell'impasto fosse migliore, più alveolata dentro e croccante fuori.
Per le farciture, ne ho provata una nuova di cui sotto vi do la ricettuzza.
Buon inizio di settimana a tutte voi, care amiche streghette col mestolo!

ingredienti
per la pasta della pizza
500g di farina 00
una bustina di lievito secco
1 cucchiano scarso di miele di castagno
1 cucchiaio di olio e.v.o.
acqua appena tiepida
sale qb

per la farcitura speciale
(per circa 200g di pizza)
400 g di cipollotti
10 gherigli di noce
130 g di mascarpone
130 g di stracchino
un rametto di rosmarino
due noci di burro
un cucchiaio di olio e.v.o.
pepe nero qb

Per la pasta della pizza: riattivare il lievito secco in mezzo bicchiere d'acqua tiepida e un cucchiaio scarso di miele di castagno. Fare un cratere con la farina e versare al centro il lievito attivo, una presa di sale e un cucchiaio di olio e.v.o.
Cominciare a prendere la farina e aggiungere acqua finché otteniamo un impasto leggermente colloso. Impastare energicamente sulla spianatoia per qualche minuto per attivare il glutine. Porre l'impasto in un contenitore avvolto da una coperta e lasciare lievitare per almeno un paio d'ore.
Per la farcitura: mentre preriscaldiamo il forno in attesa di infornare, mettere per dieci minuti i gherigli di noce, in modo da scaldarli ma non tostarli troppo. In una padellina, scaldiamo per qualche minuto l'olio con il ramo di rosmarino. Affettiamo i cipollotti e facciamoli appassire a fuoco dolce con due noci di burro e una spolverata di pepe nero. In un piatto mescoliamo il mascarpone insieme allo stracchino. Versare poi sull'impasto, in sequenza: i cipolloti, la mescola dei formaggi, i gherigli frantumati e l'olio con il rosmarino. Infornare a 220° C per 25 minuti.

20 settembre 2011

Chiedilo a

Accolgo con entusiasmo l'invito di Rossella e mi sottopongo volentieri all'intervista! Che fico, sarebbe bello raccoglierle tutte insieme...facciamoci venire un'idea, che ne dite?:)


b-l-u-e-l-a-g-o-o-n:

That could be me :)
                 


A 13 anni cosa volevi fare?
La reporter, la scrittrice, la zoologa, la fotografa naturalista.

Il vero lusso.
Essere sempre se stessi.

Cos'è oggi tabù.
L’aspetto mistico, sacro della vita.

Fumo, droga, alcool. Com'è il tuo rapporto hai con loro?
Fumo: puzza. Droga: vi sembra ne abbia bisogno? Alcool: che bella ogni tanto una leggera ebbrezza, a me basta davvero poco! J

Ti reincarni in un uomo. La prima cosa che vorresti sperimentare.
La gaia incoscienza.

L'ultima cosa prima di andare a dormire
Il bacio della buona notte al mio compagno e l’occhiolino al mio cane.

Hai il potere per te per un giorno. La prima cosa che fai?
Chiedo l’annessione ad un paese civile.

La stanza più bella.
Una biblioteca con finestre enormi, con una intera parete a finestra su un giardino ombroso.

Cos'hai imparato dalla cucina.
Il silenzio e la concentrazione, ogni volta.

Cosa ti tiene sveglia?
I rumori, quelli sonori e quelli silenziosi della mente.

Il posto dove ti vengono più idee
Sul lungomare della mia città.

Musica nell'Ipod.
Nada, Joan Baez, Apparat, Bach

Cosa consideri sopravvalutato?
Il futuro, che non ci lascia vivere in profondità questo giorno.

E cosa da rivalutare?
Il cuore.

Affinità culinarie?
Rossella, per la sensibilità, la bravura, il senso estetico, il sapore nordico francese di tutto l’insieme…vorrei vivere in una sua foto, in quel clima. Chiara, per la fantasia, per le sue ricette a base di attimi totali di grazia, la bravura, l’amore nel raccontare e nel cucinare.


Un libro dove abitare?
L’arte della gioia di Goliarda Sapienza.

All'inferno sei obbligato a leggere sempre lo stesso libro. Quale?
Qualunque cosa di Fabio Volo…

La casa brucia. Cosa salvi?
Il Gohonzon, la pergamena buddista davanti alla quale ogni giorno recito il mantra.
Cosa di poco? Cosa di troppo?
Poco viaggiare, quest'anno. Troppo muble muble.

14 settembre 2011

Confettura di cipolle




Confettura, visto che questa estate non ho imbarattolato ai ritmi abituali si rimedia con una versione che preannuncia in qualche modo l'autunno.
Per questa confettura ho usato cipolle bionde, ma anche le rosse di Tropea sono ottime. Il barattolo si tira fuori a sorpresa per accompagnare un bel tagliere di formaggi e buon pane, magari leggermente caldo e tostato, e fare quindi una figuretta niente male con gli amici. 
Io, sono sincera, nonostante i commenti entusiasti di chiunque l'abbia provata...non ne vada pazza! A me le fromage piace senza pere, senza miele, senza confit...niente insomma se non una bella e buona fetta di pane, che sia baguette o casareccio, o magari accompagato da qualche verdurina su un crostino, tipo cicorietta selvatica, agretti... Ma capisco che è un mio limite, ohi!
Vi lascio comunque la ricetta, a voi l'ardua sentenza! :)

ingredienti

500 g di cipolle bionde bio
4 cucchiai di olio e.v.o.
100 g di zucchero
250 ml di vino bianco
25 ml di aceto di mele
1 cucchiano di sale

Mondare le cipolle e affettarle sottilmente. Lasciarle appassire dolcemente in una casseruola con l'olio. Quando saranno morbide insaporire con lo zucchero e il sale e versare infine vino e aceto. Lasciare cuocere a lungo a fuoco basso, circa un'ora prima che sia ben densa. Versare bollente nei barattoli sterilizzati, chiudere e capovolgere per qualche minuto se si vuole il sottovuoto.

12 settembre 2011

Irish Soda Bread



Com'è buono il pane in Irlanda. E anche di tante varietà differenti. Nel periodo trascorso a Cork ho scoperto in particolare il soda bread, sia white che brown (con farina integrale), che è il pane tradizionale della tavola irlandese e a cui è legata addirittura una Society for preservation of Irish Soda Bread, sito in cui trovare storia, ingredienti, procedura legati proprio a questo pane.
La prima volta che l'ho comprato ero dubbiosa, credevo infatti dall'aspetto che fosse un pane poco friabile e invece... Quello che più mi piaceva era il sapore leggermente dolciastro, che però non riuscivo ad associare pienamente nè al latte nè allo yogurt.
Nei pomeriggi irlandesi, tornata a casa esausta da una giornata intera di lezioni in english(che mi vedevano praticamente in arrampicata libera sulle irte pareti dell'ignoto), infreddolita dalle raffiche taglienti del vento del nord (che nostalgia) e dalle immancabili pioggerelle primaverili (pure, mi mancano anche loro), credetemi: era una gran bella consolazione affettare 'sto pane dal sapore misterioso e 'arricchirlo' con generosi strati di burro, burro e marmellata, ma anche formaggio, nutella...insomma, grazie a lui mi sono concessa davvero memorabili merende consolatorie!
Finchè dopo un viaggetto a Londra di cui, tempo fa, vi avevo dato qualche tragicomica notizia, mi riporto a casa "THE HOMEBAKING BIBLE" di Jacqueline Bellefontaine. Ed è lì che l'ho rivisto. E ho pure scoperto il suo segreto, quel sapore indefinito: il latticello, buttermilk in english, era lui! :o
Questo sconosciuto, ho scoperto poi essere nient'altro che il liquido residuo della trasformazione della panna in burro. E, pure questa, una bella scoperta: possiamo fare un burro casalingo direttamente dalla panna fresca, sia attraverso una procedura meccanica, ma anche completamente a mano, che sembra quasi una magia! Potete vedere il procedimento sul blog di Bressanini dell'Espresso, è troppo divertente! 
Conto di farlo presto e di darvene notizia, ma torniamo a noi. La fortuna ha voluto che, nonostante le cattive notizie in giro per la rete, che lo danno come una cosa piuttosto difficile da reperire in Italia, io l'ho trovato al primo colpo all'Eurospin vicino a casa e questa, vi assicuro, è stata per me una gran bella cosa, visto che mi lamento tanto della periferia e visto che averlo bell'e pronto mi ha permesso di risparmiare un po' di tempo. 
La ricetta della Jacqueline è inoltre perfettamente fedele a quella della tradizione data dalla Società per la conservazione di cui vi dicevo. Quest'ultima  consiglia  però di cuocere il pane coprendo la teglia con un'altra teglia, per ricreare il più possibile l'ambiente di cottura tradizionale che prevede un recipiente provvisto di coperchio (si può vedere sul sito). Il soda bread non contiene lievito, l'agente lievitante è dato infatti dal bicarbonato di sodio che reagisce col calore al contatto con gli acidi del latticello e fa crescere la massa rendendola leggera e morbidissima. E questo, per tutti coloro che, come me, hanno qualche problemuccio coi lieviti, non è cosa da sottovalutare. In un'ora tra preparazione e cottura si ha la possibilità di avere un buon pane handmade!
In giro per la rete ci sono ricette che prevedono l'aggiunta di zucchero. Io mi sento di sconsigliarlo, perchè anche fatto in casa senza aggiunte ulteriori il sapore, lo ricordo ancora bene, è proprio quello originale.

ingredienti

4oo ml di latticello
4 cups di farina 00 (500g)
1 tsp di sale (1 cucchiano)
1 tsp di bicarbonato di sodio (1 chucchiaino scarso)

Scaldare il forno a 220°C. Settacciare in un recipiente la farina, il bicarbonato e il sale e formare un buco al centro in cui versare poco alla volta il latticello. Potrebbe anche non servire tutto, l'impasto deve essere morbido e un po' appicicoso, ma non liquido. Impastare molto dolcemente. Infarinare una spianatoia e trasferirvi l'impasto. Lavorare molto delicatamente, arrotolandolo tra le mani senza impastarlo. Trasferirlo in una teglia infarinata e con un coltello praticare due tagli a croce. Ricorire con un'altra teglia e cuocere così per circa mezz'ora (anche un po' meno). Togliere la teglia superiore e continuare la cottura per ancora qualche minuto. Il pane è cotto quando battendo sul fondo ne risulta un suono 'vuoto'. Gli Irlandesi a questo punto avvolgono  il pane in uno strofinaccio inumidito perchè in questo modo la crosta si ammorbidisce in po'.

1 settembre 2011

Bruschetta veloce coi cannellini.






















Oggi 1 settembre si celebra il giorno dei buoni propositi. Non c'è niente da fare, persino più che a Capodanno. E non fa meraviglia, visto che in genere, per molti, il 1 gennaio comincia sempre a mattino mooolto inoltrato e con un po' di confusione nella testa...


Invece settembre ispira proprio a mettercela tutta, con la sua arietta nuova (e stamane a Roma finalmente si è sentita un pochino), con i rientri ormai metabolizzati e le nuove collezioni autunno-inverno che inducono a quelle profonde stagionali riflessioni sul tipo di donna, ehmm, ragazza, che una vorrebbe essere...


E bene, allora oggi io prometto di mantenere fede al buon proposito di ricordarmi, di tanto in tanto, di un ingrediente speciale da usare all'occorrenza qb: il disimpegno!


E già, perchè in genere sono una-ne-penso-cento-ne-faccio, ci sono troppe cose belle da fare e da imparare e decisamente questo è il mio periodo dell'anno preferito, tutto in divenire lo sento, anzichè al finire.


Però stavolta m'è successa una cosa. Per la prima volta l'entusiasmo del rientro non si è presentato e mi è calato addosso, per tre giorni accipicchia, il velo sottile della malinconia. Segno che qui siamo in gran rivoluzione! Qualcosa ha da cambià e allora benvenga la malinconia perchè mi ha aperto gli occhi sulla necessità della mia vita di crescere e adattarsi a qualcosa che dentro forse è già cambiato ma non me n'ero accorta!


E così, disimpegno ragazze, un po' di disimpegno! Nel senso buddista di saggio distacco, di attimi di grazia lunghi un haiku, di passaggi onirici ad occhi aperti su paesaggi urbani altrimenti difficili, col mondo segreto, quello nostro del cuore, a cui ogni tanto facciamo ritorno.


Come le bellissime dosi finesettimanali di grazia che ogni tano Vaniglia ci regala e che non vi posso mettere il link perchè blogger mi sta scompaginando tutto e non so più come fare!


Comunque, in nome di questa nuova parola d'ordine, la ricetta di oggi è un inno al facile buono veloce e, secondo me, pure bello!




ingredienti
4 ciabatte napoletane, ma vanno benone anche le classiche freselle
1 barattolo di fagioli cannellini
mezza cipolla rossa di tropea
sedano freschissimo
olio e.v.o.
sale

Bagnare leggeremente le ciabatte. In una ciotola versare i cannellini, il sedano tagliato a dadini, la cipolla sottile. Salare e condire con un buon olio. Versare sul pane e buon appetito!














31 agosto 2011

I muffin alle more selvatiche. Con fuga sulla luna.




















Volete sapere dove sono finite le more selvatiche venute dalla luna?
In questi teneri muffin tentatori, la cui ricetta si trova nel blog di Claudia mon petit bistrot.
La ricetta di Claudia prevede lo zafferano e, anche se all'inizio l'idea mi piaceva molto, il risultato non mi ha convinta del tutto. Così ho provato a rifarli senza e con la variante del cioccolato al latte anziché fondente, per sperimentare ancora un po'. Senza zafferano li trovo i muffin più buoni del mondo, modestia a parte... èhh! ;)
Se anche voi avete dei dubbi sullo zafferano potete magari metterlo solo nella metà dell'impasto, così da poterne avere una parte senza e speri
mentare quale preferite. 

P.s.
Questi muffin (e i successivi, sfornati solo due giorni dopo) sono il risultato di una fuga dal caos che mi circondava e a cui non mi sentivo pronta...quasi una passeggiata sulla luna, davvero, dove tutti i gesti erano come a rallentatore se confrontati con quello che avveniva di fuori.


I muffin alle more selvatiche. Con fuga sulla luna.


ingredienti
375 g di farina
180 g di zucchero di canna tipo Mascobado
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
2 uova
150 ml di latte (io ho usato panna fresca)
50 ml di olio di mais
1 bustina di zafferano
125 g di more
125 g di cioccolato in pezzi


Setacciare la farina, il lievito e il sale in una ciotola, infine unire lo zucchero.
Battere le uova e aggiungere il latte (o la panna fresca) e l'olio. Versare gli ingredienti umidi in quelli secchi, mescolare velocemente e incorporare lo zafferano, le more e il cioccolato. Riempire gli stampini per muffin e cuocere in forno preriscaldato a 170° C per 20 minuti.

30 agosto 2011

Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.

Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.
Come ogni estate, anche stavolta sono riuscita a salire su Campo Soriano per la raccolta delle more. E' la seconda volta che mi accompagnano anche Tonino e la Kinella, così si può dire che è diventata una tradizione anche per loro.
Il posto di cui vi parlo, a 8 km da casa dei miei, è tra i più incredibili paesaggi carsici citati dai manuali. Davvero, proprio così...non è per eccesso d'amore... A volte vengo presa un po' in giro perchè quando parlo delle mie zone sembro una vecchia emigrante nostalgica, con i ricordi amplificati dalla lontananza...ma che ci posso fare se sono cresciuta in un posto così!
Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.

Comunque, dicevo, Campo Soriano è uno di quei rari esempi in cui sono presenti in maniera spettacolare quasi tutti i fenomeni che caratterizzano un campo carsico: doline, inghiottitoi, Hum, campi carreggiati. Al centro del campo si staglia "La Cattedrale", che i terracinesi chiamano "Rava di S. Domenico", un gigantesco Hum di 15 metri, un faraglione che anzichè dal mare spunta dalla terra. Una legge è intervenuta a salvaguardia di questa enorme meraviglia naturale, che l'uomo voleva includere (e cancellare per sempre!) nell'attività estrattiva della vicina cava!

Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.
Tutto intorno, il paesaggio è un intreccio di viti e ulivi che si fanno spazio laddove è stato possibile sfruttare il terreno per le coltivazioni. La "terra rossa" di questa zona è la madre che nutre queste piante e che fa crescere l'uva dalla quale proviene un pregiato moscato.
Dove invece l'uomo non è arrivato, il paesaggio è definito da incubo, a causa di pavimenti rocciosi che formano un suolo difficilmente accessibile e surreale. Per questo il nome di campo lunare.
Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.

E surreali sono anche le rocce che si incontrano passeggiando e raccogliendo more, come il famoso vecchio commovente elefante...
Le more selvatiche di Campo Soriano. Ovvero un pezzo di luna sulla terra.
tutte le foto sono tratte dal web

























Bene, è in questo posto che ho fatto incetta di morbide more tra i cespugli spinosi, mentre Kina ha riportato un bel bastone, forse il ramo di un ulivo, che tiene sempre gelosamente con sè, una specie di coperta di Linus per cani...
Con le more naturalmente mi sono data da fare già il giorno dopo, ma per la ricetta vi aspetto al prossimo post!

29 agosto 2011





Ecco, fine delle vacanze. Stavolta davvero e a malincuore, perchè noi principesse moderne, sirene degli abissi metropolitani, amiamo il trascorrere del tempo che assecondi un respiro profondo. Amiamo il giorno da costruire con i sogni non ancora realizzati e con quelli che si affacciano improvvisi a suggerirci uno sguardo nuovo, sconosciuto sul volto di sempre.



E così, come un pesciolino di ghiaccio, vorrei sgusciare imprendibile e veloce per tornare al mare, acqua con acqua, vita esuberante e piccolina, luminescente e pura.


28 agosto 2011

Fiori e frutti del mio giradino


















Ultimo giorno di vacanza. Questa foto l'ho scattata la prima mattina trascorsa dai miei. Al risveglio sono subito andata in quel giardino.

27 agosto 2011

Un sorso di nord - seconda parte. Sciroppo d'acero.



















Era quel periodo sospeso tra la fine del liceo e l'inizio dell'università. Ottobre. Avevo avuto un intervento chirurgico e passavo le mie giornate in convalescenza nella casa accanto alla mia, perchè da me si stava ristrutturando. La casa dove stavo affaccia verso l'interno del cortile, anzichè sulla strada, e, a differenza della mia, era sempre in ombra. Questo fatto la rendeva silenziosa e la luce più attenuata mi dava voglia di pensare, di sentirmi beatamente isolata.
I miei amici erano tutti indaffarati a trovare una stanza a Roma o già presi dal trasloco. Io no. Per me non se ne parlava, dovevo viaggiare per poter frequentare. Quindi in quei giorni ero sola.
E fu in questa specie di stato di grazia che feci una scoperta. Alla tele davano un nuovo telefilm, Un medico tra gli orsi, ambientato in un piccolo villaggio in mezzo alla foresta. In Alaska. Ahh, il freddo, le conifere, la profondità e stravaganza dei personaggi che in quel luogo vivevano in maniera a volte surreale e onirica. Per forza. In un posto del genere chiunque darebbe piena libertà al proprio mondo interiore più intimo.
Il mio personaggio preferito era Chris, lo speaker della radio locale e anche un po' sciamano.
Tutto questo per dirvi che io non sono fatta per i tropici, soprattutto se al classico clima si accompagna cemento e asfalto anzichè vegetazione rigogliosa, mare, brezze... E allora per resistere, oltre alla fortunata possibilità di prolungare le vacanze, sto ricorrendo anche a una cosa mi ha riportato al nord america, appunto. Lo sciroppo d'acero.
Questa di seguito una bevanda facile facile, ma ricchissima di sali minerali. E di immagini da sogno...

ingredienti

3 cucchiaini di sciroppo d'acero
1 bicchiere d'acqua fredda

Mescolare e bere, assoporando il gusto delle fresche foreste!


7 agosto 2011

I miei primi cookies.



Finalmente la mia casa ha trovato un po' di pace. La camera è stata imbiancata a dovere, l'armadio è al suo posto e dentro c'è spazio per tutto. Mai avuto tanto spazio per me. I mobili ricollocati in maniera diversa, il letto è da un'altra parte e questo mi fa pensare a un gioco di tanti anni fa. Quando mia mamma veniva colta da quei tipici irripetibili momenti che solo una donna può capire, ci spostava i mobili della cameretta e io e mia sorella provavamo la magica sensazione di abitare in una casa nuova, di dormire in nuovo letto. 
Così ci voleva qualcosa che mi restituisse in bocca lo stesso sapore e ho sfornato dunque i miei primi cookies.

Naturalmente ricetta americana, lievito americano. E così ho tirato fuori il baking powder, il lievito americano che a Roma si può trovare dal mitico e insostituibile Castroni. Mentre per la conversione delle unità di misura ho trovato i misurini da Ikea. Comunque vi passo la ricetta sia con le unità originarie che convertite.

Ieri sera, dopo sei ore di duro lavoro per ridare un volto all'accampamento in cui ormai vivevamo (e non è ancora finita...) mi sono sdraiata sul divano, ho messo su una puntata dei Griffin e mentre mangiavo cookies dal barattolo dei biscotti con gli occhi fissi alla TV pensavo a una scena di quelle del tipo Una mamma per amica e mi sono detta: mi sento proprio una ragazza americana...
Magia del cambiamento...


ingredienti
1 cup di burro (180 g)
1 cup di zucchero semolato (200 g)
2 cups di farina oo (220 g)
2 cups di farina d'avena (220 g) o 2,5 cups di fiocchi da macinare
2 uova
mezza stecca di vaniglia
1 tsp di sale (un cucchiaino)
1 tsp di bicarbonato (un cucchiaino)
1 tsp di baking powder (o un cucchiaino di lievito per dolci)
250 g di cioccolato fondente tagliato grossolanamente
100 g di cioccolato grattugiato o un cucchiaio di cacao amaro in polvere

Lavorare il burro con lo zucchero e aggiungere i semini neri prelevati dalla mezza stecca di vaniglia.  Aggiungere le uova e amalgamare bene. Unire le farine, il bicarbonato, il lievito e il sale. Infine il cioccolato grattugiato e quello in pezzi. Preriscaldare il forno a 200-220° C e foderare la teglia con carta da forno. Formare con l'impasto delle palline grandi più o meno come quelle da golf e disporle a una distanza di 5 cm le une dalle altre. Cuocere per circa 10-12 minuti.

5 agosto 2011

Gulash ungherese, scarpetta casareccia...

Gulash ungherese, scarpetta casareccia...

Lo spezzatino era nel freezer già da un po'. Era proprio arrivato il momento. Ma che fare? Mmhh, il gulash non l'ho mai mangiato e così mi metto alla ricerca di qualche ricetta affidabile e quanto più vicina all'originale. Così mi rendo conto di quanto questo piatto possa essere fuori stagione, di questi tempi... Ma va bèh, devo dire che basta mettere tutti gli ingredienti e poi cuoce praticamente da sè. In più, freddo è buonissimo. E io che una fetta di pane in un pasto non riesco mai a finirla (la contessina, direbbe mia nonna!), davanti a 'sto piattone sugoso non la finivo più di fare la scarpetta!! :)


ingredienti
500 g di spezzatino di manzo
3 cipolle
4 patate medie
60 cl di passata di pomodoro
1 l di brodo
1 bicchiere di vino rosso
1 cucchiaio di paprika
6 cucchiai di olio e.v.o. (ma gli ungheresi userebbero lo strutto)
2 cucchiaini di zucchero (aggiunta mia)
sale qb

Far bollire il brodo e immergervi per qualche minuto le patate tagliate in quattro. Nel frattempo rosolare la carne e le cipolle affettate grossolanamente nell'olio caldo, aggiungere sale, un cucchiaio di paprika sciolto in acqua calda (io ho prelevato un mestolo del brodo) e il bicchiere di vino. Lasciare insaporire, aggiungere poi le patate e versare la passata con due cucchiaini di zucchero. Una volta raggiunto il bollore versare il brodo che, a causa della precedente presenza delle patate, si è arricchito di amido e, quindi, di capacità addensante. Lasciare cuocere per 1 ora e mezza.

2 agosto 2011

La brioche che vien di notte...

La briosche che vien di notte...

Eccomi, sì che ci sono ancora e mi sembra ormai che non potrei più fare  a meno di riempire in qualche modo questo spazio.
La brioche delle foto risale a un paio di settimane fa. Avevo preso un giorno di riposo al lavoro perché poi mi aspettavano delle giornate intense, fine settimana compreso. Così impasto nel pomeriggio e la mattina seguente, di buon'ora, inforno per qualche minuto e sveglio il mio amore per fare colazione insieme.
Esco di casa emozionata (avevo pure chiesto a Tonino di farmi una foto sull'uscio, come si fa coi bambini il primo giorno di scuola. Ma poi ho visto la sua espressione interrogativa e allora, emmhh, ho detto che scherzavo!). Mi aspettava infatti un'esperienza a cui tenevo tanto e che si è rivelata ancora più profonda di quanto immaginassi. Si tratta di un corso per diventare insegnante di massaggio infantile, perché è arrivato il famoso momento in cui bisogna proprio dare una bella svolta. Basta spostamenti massacranti, scontento, dubbi e vincoli, sono troppo anarchica e appassionata per continuare ad accontentarmi!
Così ora mi aspetta il momento del costruire, per abilitarmi a questa nuova professione, per creare contatti e nuove amicizie, per decidere dove e come lavorare. Nel frattempo però bisogna mangiare e per questo, oltre a mantenere per ora il vecchio lavoro (che di per sé ha molti aspetti positivi, intendiamoci, sono comunque un piccolo budda fortunato!) mi devo rimettere pure a cucinare!
Altra nota dolente, questa del cucinare. Perché in mezzo a questa mia rivoluzione personale ho avuto l'idea, di per sé innocentissima, ve lo giuro, di dire: diamo un'imbiancata alla camera da letto? Il pretesto è stato l'armadio nuovo, bellissimo regalo della mamma di Tonino, che ci permette di soppiantare lo stipetto in cui ho sapientemente riposto per oltre due anni un quintale di vestiti, piegati ad arte che neanche l'origami riuscirebbe ad essere più efficace.
Beh, ragazze mie...sono stati capaci di SBAGLIARE IL LAVORO!!! Il muro rigetta la vernice! Sono due settimane che viviamo accampati in soggiorno, coi vestiti nelle buste, i mobili accatastati, polvere e caos, tanta stanchezza e...un topo! Un malefico topo urbano, di quelli ipernutriti dalle nostre immondizie  e sozzure, potenziale portatore di schifose malattie per noi e la nostra cucciola, rintanato dietro alla cucina e resistente a trappole, colle, veleni, agguati... Un mostro signore mie, e nessuno mi faccia la faccia dell'ambientalista commossa che mi fa gli occhi di riprovazione di fronte alla mia ostinazione a farlo fuori perché davvero mi arrabbio!!!
Ecco, per questi motivi ho taciuto su questa pagina per tanto tempo, perché davvero mi sono sentita molto stanca e giù di morale.
Ora non s'è ancora risolto niente, ma va bene, ho ripreso in mano le cose belle di me e mi sento felice! Così stamattina, al buio per non svegliare Tonino, ho tirato fuori dal congelatore le ultime brioche rimaste, le ho infornate per scongelarle e fotografate calde calde perchè, oltre al piacere della colazione, avevo proprio voglia di ritrovare anche il piacere di scrivere qui per voi! :)))

 La briosche che vien di notte...

ingredienti
300 g di farina 00
250 g di farina manitoba
250 g di pasta madre
150 g di zucchero
200 cc di latte
60 g di burro
2 uova

Sciogliere la pasta madre nel latte, aggiungere le uova, il burro ammorbidito e lo zucchero. Amalgamare e aggiungere le farine un po' alla volta fino ad ottenere un composto liscio ed elastico. Lasciare riposare per tre ore. Stendere la paste in una sfoglia rettangolare e ricavare tanti triangoli isosceli. Ripiegarli partendo dalla base, così da ottenere delle brioche con la tipica forma del cornetto. Lasciare riposare nel forno chiuso tutta la notte, su di una teglia rivestita con carta da forno. Cuocere il mattino seguente per 12 minuti a 160° C. Ecco fatto!

8 luglio 2011

Attenzione: per gli amanti della bicicletta e delle storie da non dimenticare

Bottecchia





















L'altro giorno al lavoro mi è capitata davvero un' occasione un po' speciale. Due ragazzi di Latina, infatti, hanno messo sù una piccola casa editrice di fumetti, la Tunué, e sono venuti in ufficio per regalarci una copia del fumetto dedicato a Bottecchia, grande figura del ciclismo degli anni '20. Ora, dovete sapere che, pur lavorando alla federazione ciclistica italiana, né io né il mio capo siamo grandi esperti (anzi, per niente!) del ciclismo agonistico, poiché veniamo entrambi da tutt'altra formazione e il nostro compito lì è di promuovere tutto quello che è legato alla bici in termini di sostenibilità, cultura et cet.
Così 'sta copia del fumetto è rimasta per un po' praticamente intonsa sulla scrivania del capo, non intuendo cosa ci potessero riservare quelle pagine e presi in quei giorni da tutt'altre faccende. Il fatto è, però, che ogni volta che qualcuno entrava e vedeva il nome di Bottecchia, era tutta una profusione di "Ahh!! - Uhh! - ...Bottecchia!...".

Fino a quando ci arriva una nota niente po' po' di meno che di lui, il Presidente (no Silvio, che pensavate!!)chiedendoci una recensione di siffatto fumetto.
Così mi sono ritovata a leggerlo e scoprire un uomo che si tira dietro una vita coraggiosa, incredibile, agli inizi di un secolo in cui la storia conosce la prima guerra mondiale, la fame nera, la salita del fascismo.
Ottavio, ottavo figlio di un mugnaio, a scuola può andare solo per un paio di inverni perché la famiglia ha bisogno di braccia. A dodici anni diventa apprendista calzolaio, poi manovale e carrettiere e conosce la lontananza e il sacrificio degli emigrati negli anni passati in Francia. Poi la guerra, dove si distingue per coraggio, forza e un’incredibile abilità con la bicicletta, sua passione di sempre, per cui viene insignito di una medaglia al valor militare.
Ma la bicicletta gli porterà ben altri onori, visto che partecipando a gare di dilettanti viene notato da Luigi Ganna, primo vincitore del Giro d’Italia, che lo ingaggia e lo incoraggia a credere nella sua sorprendente potenza e resistenza. Così le prime gare importanti, fino al Giro d’Italia che corre senza squadra e lo vede quinto in classifica. Poi l’incontro, dopo l'ennesima gara da vinicitore, alla stazione di Bologna con Borrella, giornalista venuto da Parigi e alla ricerca di qualche corridore promettente ma sconosciuto (così da non richiedere troppi soldi per l'ingaggio) da proporre al Tour de France. Bottecchia con la faccia scavata e volitiva, il naso aquilino e lo sguardo inconfondibile di chi ha patito a lungo la fame. Mangiava pane e formaggio, accanto a sé la sua bici e la bisaccia con i viveri del rifornimento intatta, conservata per portare qualcosa da mangiare anche alla sua famiglia. 



Viene reclutato, va in Francia dove il patron del Tour, Desgrange (detto “nonno assassino” e “sanguinario” per come sceglieva i percorsi), lo sceglie come gregario proprio dei suoi miti: i fratelli Pellissier. In particolare Hénry sarà per lui una fonte di insegnamento non solo sulle assurde strade degli allenamenti e delle gare, ma anche nella visione del mondo di chi si proclama anarchico e nemico dei regimi. E Ottavio si trovava in Francia grazie a una petizione popolare in cui, al primo posto, c’era proprio il nome di Benito Mussolini in cerca di eroi dello sport che facessero grande il paese. Ma Bottecchia corre nella Francia democratica e repubblicana, corre e scala le tappe massacranti del Tour, abituato alla fame, al freddo, alle estreme fatiche che portano il fisico oltre i limiti possibili, non si ferma, non cede  e dalla prima all’ultima tappa indossa la maglia gialla (incredibile!), togliendola solo in un tratto, per non farsi riconoscere, dove teme di subire un agguato da un gruppo di fascisti che gli avevano fatto pervenire minacce in seguito al suo rifiuto, davanti ai giornalisti, di ringraziare il Duce per il fatto di essere lì.


Corre e vince il Tour nel ’24 e nel ‘25, i francesi lo adorano, per loro è “Botescià” e le ricompense economiche cambieranno completamente la sua vita. Si trasferisce con la sua famiglia a Pordenone, realizza il sogno di aprire una “bottega di biciclette, sogno che va ben oltre quanto lui avesse osato sognare, perché con i soldi delle vincite aprirà una vera e propria azienda che ancora oggi produce bici che portano il suo nome. Umile di cuore, di quel benessere ne fa una possibilità di “sistemare” anche altre persone a lui vicine e a chi gli faceva notare tanta abbondanza rispondeva “Son diventà sior, tosati… Sior de poter magnar!”.

Continua a correre, si allena Ottavio con gli amici di sempre, tra le valli e le salite del Friuli degli anni ’20 che ho rivisto nei filmati storici del tempo che si trovano in rete e che mi hanno riportato alla bellezza e alla fatica  di quei luoghi e di quegli anni. Ma la vita di chi ha conosciuto tanti sacrifici spesso si ripresenta con la stessa crudezza anche dopo aver vinto su ogni ostacolo. Nel marzo del ’27, infatti, Bottecchia cade in allenamento e non può partecipare alla Milano-Sanremo. Ha trentatré anni e forse può bastare. Ma non molla: riprende gli allenamenti fino a quando arriva la notizia della morte improvvisa, per incidente, del fratello Giovanni. Il dolore per questa perdita è il più grande degli ostacoli. Finchè il tre giugno decide di reagire, sale in sella nonostante quel giorno nessuno, cosa mai accaduta, sia disposto ad uscire con lui. Va da solo, oltrepassa tutti quei luoghi che pochi anni prima avevano conosciuto la guerra e la disfatta di Caporetto. Arriva a Gemona, sale per la salita di Clauzetto, al bivio per Peonis e là viene ritrovato a terra. Forse un malore, forse il pestaggio di un amante della moglie, o un contadino che anni dopo confesserà di averlo colpito con un bastone perché gli stava rubando l’uva (ma a giugno l’uva non è matura…).  Forse la mafia delle scommesse. Ottavio muore dodici giorni dopo in ospedale, poche settimane dopo suo fratello Giovanni. Ed è proprio la concomitanza con  la morte del fratello ad alimentare l’ipotesi che in realtà si sia trattato di un agguato fascista. Giovanni era in bicicletta e viene travolto dall’auto di Franco Marinotti, testimone di nozze del Duce. Alla famiglia di Ottavio viene proposta una transazione di centomila lire (l’equivalente di centocinquantamila euro), ma lui rifiuta. Forse il suo gesto viene interpretato come una sfida da  punire con un pestaggio che alla fine, però,  può essere andato oltre le intenzioni. La vedova per incassare l’assicurazione di Ottavio accetta la tesi dell’incidente, il fascicolo viene chiuso e di esso non ne resta traccia.
Quello che rimane però, a distanza di generazioni è l’emozione forte che investe chiunque senta il suo nome, legga la sua storia.


7 luglio 2011

La valeriana, le stelle e il sapore di nuovi giorni







Lo aspetto ogni settimana, il giovedì, fedele e col cuore aperto e un sorriso pronto ad allargarsi in un secondo. Intendo l'oroscopo di "Internazionale", scritto da Rob Brezsny e diretto dal vivo da me medesima! E' incredibile come a volte già il giorno prima di leggerlo mi sia ritrovata a fare le stesse riflessioni su cui mi porta lui. O il suo potere davvero mistico di tirarmi fuori qualcosa che avevo proprio dimenticato e mi serviva in quel momento. Sono del Toro come la sua figlioletta e, fatemelo credere(!), mi sembra proprio che ci rivolga parole così profonde e piene d'amore che ricercare nella mia vita e nel quotidiano dei miei giorni, per forza di cose così distanti e diversi dal resto dei Toro di tutto il mondo, il senso delle sue parole mi nutre e mi porta a volare da qualche parte che con i piedi da sola forse non avrei raggiunto.
Bèh, tutto questo non so bene per quale motivo (del resto la vita è fatta anche dei bui, no?) mi porta a questa insalata di valeriana. Forse perchè i presagi astrali mi riservano sei mesi di incanto e leggerezza dopo le improbe fatiche di questa prima parte dell'anno. Forse perchè con la leggerezza sento di avere conquistato allo stesso tempo anche qualcosa di solido, un sapore mio, che si sposa comunque bene con la voglia di essere più morbida...
Sì, se dovessi essere una cosa buona buona da mangiare in questo momento sceglierei di essere valeriana, dolce e pacificante, con la morbidezza e il candore della ricotta e l'accento forte e sicuro di una noce americana. :)

ingredienti
250 g di valeriana (detta anche songino)
250 di ricotta
5 o 6 noci
olio e.v.o.
sale qb

Condire l'insalata con le noci frantumate in pezzi grossi, sale e olio a piacere. Infine adagiare pezzetti di ricotta e mangiare.

6 luglio 2011

Pomodori ripieni di riso e ricordi







Uno dei profumi dell'estate è per me quello delle verdure al forno del mattino. Già perchè mia mamma approfittava delle prime ore del giorno per andare al mercato, mentre io e mia sorella ancora dormivamo. Preparava le verdure per il pranzo appena a casa, quando l'aria era ancora fresca, così poi si andava al mare e al ritorno era già tutto pronto nel forno, ancora tiepido. Così spesso i miei risvegli erano fatti del profumo dei peperoni arrostiti, della caponata infornata o dei pomodori ripieni di questa ricetta. A volte invece ci caricava in macchina tra secchielli, palette e asciugamani e io, la sorella maggiore, avevo il compito di tenere ben ferma sulle gambe la teglia da consegnare al forno dove compravamo il pane. Lì ci infornavano le verdure, da ritirare al ritorno calde calde che il profumo ti faceva svenire perchè, si sa, il mare mette appetito!
Da quanto ne so, questa dei pomodori ripieni col riso è una tradizione tipica del Lazio e, come ogni tradizione che si ripetti in Italia, in ogni casa si fa con qualche piccola variante: semplici, con l'aggiunta di mozzarella o col tonno, col prosciuttino cotto, tutti comunque su letto di patate tagliate grosse e ben dorate!

ingredienti
4 pomodori da insalata tondi e maturi
8 cucchiai di riso
6-7 patate di medie dimensioni
2 cucchiai di parmigiano
basilico
1 spicchio di aglio
3 cucchiai di olio evo
sale qb
Tagliare la calotta ai pomodori e svuotarli, facendo attenzione a non rompere il guscio. Passare tutta la polpa dei pomodori  col passaverdure. Aggiungere al passato il riso (ci si regola con due cucchiai ogni pomodoro, volendo cambiare le quantità riportate da me), il basilico, due cucchiai di parmigiano, lo spicchio d'aglio schiacciato, il sale e l'olio. Mescolare facendo insaporire e  togliere infine l'aglio. Riempire i pomodori, chiuderli con la calotta e integliare insieme alle patate tagliate lunghe e salate. Passare un filo d'olio e cuocere  in forno per 20-25 minuti a 180°C.


4 luglio 2011

Fettine finte panate per bimbi capricciosi e compagni pure...







Questa ricetta è dedicata a:
  • tutti i bambini e le bambini che odiano la ciccia e amano mangiare solo con le mani
  • tutte le mamme e le zie che hanno a che fare con loro
  • tutte coloro che vivono con un compagno carnivoro che ti 'lascia un commento' solo se si tratta di bistecche e cose ipernutrienti
  • tutti quelli che hanno poco tempo ma tanta fame
E' una ricetta veloce, saporita e nutriente, ottimo sostituto delle cotolette perchè non è fritta. Quanta saggezza, èèhh!!?? La ricetta l'ho avuta  da una nonna, naturalmente! :)

ingredienti

300 g di fettine no ogm
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
4 cucchiai di pangrattato
il succo di un limone
olio evo
sale qb

In una ciotola versare il parmigiano e il pangrattato e mescolare tra loro unendo il succo di limone. Impanarvi le fettine precedentemente tagliuzzate a straccetti e versarle in una padella con l'olio caldo. Cuocere un minuto, salare e servire. Magari con uno stuzzicadenti al posto della forchetta: è piu divertente! ;)




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