Visualizzazione post con etichetta pesce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pesce. Mostra tutti i post

17 maggio 2016

Irma, le acciughine e la terribile arte del motore a pedale.

C’è una scalinata ripida che finisce con una porta finta. Quella vera è sul lato della scala, ti appare nel bel mezzo del nulla e bisogna fare attenzione quando si apre.

Entrare è come varcare un piccolo confine col reale. Tutto quello che sembra non è.

Le pareti, in parte circolari, sono coperte da mobili pieni di libri e vecchi ricordi. Da qui parte una scala che porta a un altro piano.

Al centro della stanza un tavolo, tondo, col centrino in mezzo e intorno le sedie rivestite di velluto. Il lampadario coi pendenti di cristallo, un divanetto e un tavolino che tavolino non è, ma due panche accostate e nascoste da una tovaglia. Un cucina piccola, sul lato sinistro della stanza, e una dispensa bassa con le tendine al posto degli sportelli perché prima era una libreria.

Lì vive, lavora e si muove con la grazia di un pettirosso la mia amica Irma, che ha tanti anni, poche rughe e una voce da bambina. E che quando arrivo mette su un po’ di musica.

Tira fuori la mia macchina, l’appoggia sulle panche che sono un tavolino e io comincio a cucire. Tra ritagli di stoffa e lavori da ultimare, lei ignora pazientemente tutte le mie insicurezze e mi incoraggia nella terribile arte del motore a pedale.

Una mattina si lavorava, io la ascoltavo darmi consigli e riflettere sui tempi che cambiano, quando scoppia un temporale. Sale di corsa al piano di sopra per chiudere le finestre e finalmente mi chiama, mi dice di salire. Avevo più volte cercato di immaginare, fare ipotesi, proiettare le sue stramberie anche lì su.

Salgo in un attimo e mi dice di avvicinarmi. Da lì, da quella finestra di una vecchia casa, in alto nel borgo storico del mio paese, si affacciava la distesa livida e tempestosa del mare, col cielo scuro che sembrava cascargli addosso. Siamo rimaste un attimo in silenzio, poi mi ha chiesto di restare lì a lavorare, con la sua macchina. Mentre è scesa a prendere il necessario, mi sono guardata intorno. Una stanza divisa in due da un paio di pannelli di compensato, verniciati di bianco e tenuti insieme da vecchie cerniere e qualche martellata di chiodi. Da una parte la camera da letto, con un’altra finestra sul mare, e dall’altro il suo spazio di lavoro. Una macchina per cucire di quelle storiche, di ghisa, e una sedia di legno scuro senza alcun comfort. Poi l’asse da stiro: uno scaffale riadattato, imbottito, ben sistemato per l’uso. Tutt’intorno stampelle appese con casacche accorciate, gonne ristrette, vestiti e maglie su misura.

Mi fa: “Siediti pure lì, con questa lavoro io e ti faccio vedere qualcosa di nuovo”. Io mi siedo lì, un fustino del Dixan. “Tranquilla che resiste, mettiti bene il cuscino per stare più comoda.”

La guardavo lavorare, annuivo alle sue spiegazioni, ma non c’ero più.

Immaginavo lei e sua sorella e la mamma e il papà, abitanti un tempo tutti quanti di quel luogo incantato. Immaginavo, non so perché, i loro capelli, le trecce da rifare al mattino, i sali e scendi per quelle scale, le bambole, alcune ancora presenti, lì intorno, coi vestiti cuciti a mano.

Guardavo il pavimento, uguale a quello di mia nonna e ripensavo alla cucina, alla spesa lasciata sul tavolo, al sugo che bolliva per ore in pentola e le spolverate di farina sul tavolo.

Tornavo al presente solo quando lei si girava a guardarmi coi suoi occhi vivaci. O per risistemarmi il cuscino.

Così è qui che svelo un altro mio segreto, di quando ogni tanto al mattino sparisco, rapita, incantata dalle mani abili di una vecchina, dalla sua voce allegra e da una casa di meraviglie. Ancora e sempre intimorita dal motore a pedali della macchina per cucire, da un nuovo mestiere che chissà se sarà mai veramente il mio, alla ricerca però sempre di una strada di gioia e colore.

La ricetta che vi lascio viene da una nonna e la racconta Giulia. Per me è spuntino, a volte, ma accompagnato con un po’ di verdura diventa volentieri anche pranzo, quando di ritorno mangio in fretta e alla ricerca di sapori intensi.



















Ingredienti
pane toscano (o un pane casereccio della propria regione)
burro
acciughe sotto sale o sott'olio
capperi (pure, sotto sale o aceto)

Imburrate ben bene il pane, tostato o fresco, come più vi piace. Disporre le acciughine sott'olio (se usate quelle sotto sale, ricordarsi di lavarle) e uno o due capperini per fetta. Fatto. 

10 febbraio 2014

L'influenza della domenica.

Ieri notte mi sono svegliata, aggrappata braccia e gambe a Tonino, e gli ho detto: "Mi sembra di avere la febbre a 40, sto malissimo...". 
"Che posso fare?". 
"Niente. Dormiamo.".
Al mattino, presto, incredibilmente presto per le sue abitudini, Ingrid si sveglia.
E' cominciata così una delle domeniche più belle della mia vita.
Tonino si è alzato e ha comiciato il valzer del pannolino. Poi lattuccio, ruttino, dondolo e giochino del cuore. Io seguivo tutto da sotto al piumone, indovinando dai rumori cosa accadeva nella stanza accanto e dando un punteggio a mente.
Mi sono fatta portare il termometro: avevo solo 37.
Sarà stato che la settimana appena passata l'avevo trascorsa in piedi nonostante il raffreddore e il virus intestinale, trascinandomi priva di forze e preoccupata in continuazione per tutto il gran da fare, ma ora mi sentivo il freddo nella pancia, il dolore alle ossa e il fuoco del febbrone. 
Oggi resto a letto, qualunque cosa accada.

Sono anni che passo le influenze in piedi, senza riuscire a stare un giorno intero sotto il piumone. E non sono riuscita a ricordarmi per quale motivo, visto che in realtà ho una figlia solo da sei mesi. 
Sarà che prima lavoravo e restare a casa per l'influenza diventava un'occasione troppo bella per fare un sacco di cose. Restare a letto mi sembrava una perdita di tempo. Adesso dormire mi sembra un dovere etico, per riuscire quel minimo a coesistere con gli altri essere umani senza il rischio di diventare una iena per un nonnulla o distrarmi continuamente mentre gli altri mi parlano dando l'idea di una a cui interessano solo i discorsi da mamme.

Già dal mattino Ingrid ha dato da subito segni di grande vivacità intellettuale con gorgheggi, sputacchi, cacche a ripetizione, gridolini e risatone.
Io ho fatto colazione, preso l'aspirina e ricordato a Tonino che c'era da andare all'Ipercoop per un paio di cosucce. Lui ha portato fuori il cane, sotto la pioggia, l'ha riportata a casa, preso la lista della spesa ed è riuscito sotto la pioggia. Mi ha telefonato dopo più di mezz'ora per avvertirmi che avevano appena aperto, perché la domenica cambia l'orario... E' tornato con un bel pacchetto di alici, forse perchè sa che mi piacciono tanto, forse per velata vendetta visto che le pulisco sempre io (perché mi piace farlo,in realtà, immaginandomi ogni volta in una cucina da casa di mare, davanti a un gatto che mi guarda acciambellato sul davazale con la coda in movimento, ad aspettare gli scarti...ma queste sono deviazioni che in genere non rivelo a nessuno).
In ogni modo, non mi sono lasciata scalfire e con la profonda determinazione interiore di un samurai ho rifatto il letto, steso la lavatrice, pulito a terra, preparato la pappa di Ingrid, fattole fare merenda e pure il pranzo, pulito le alici e infornato, cambiato pannolino, dato biberon e messo a nanna per il riposino pomeridiano, senza aver il minimo dubbio che ce l'avrei fatta: mi sarei messa a letto a godermi la mia influenza, prima o poi. Anzi, lo stavo già facendo solo che non sembrava.

Così è stato, perchè ho passato il resto della giornata al caldo, a fare pisolini, a finire l'elasti-libro piangendo e ridendo a seconda dei casi e innamorandomi del nonno barese.
Ho fatto merenda due volte.
Ho visto un po' di tv.
Ho giocato a fare le pernacchiette su Ingrid e abbiamo riso come due matte.

Ogni tanto è da rifarsi, una domenica di influenza. 
Sono pronta a truccare il termometro, sono pronta a tutto. Sappiatelo.

P.S.
In tutto questo, la teglietta di alici alla fine è stata una buona idea: mi è piaciuto mentre ce le mangiavamo con le mani e il salato che resta sulle dita. Avrei voluto fargli una foto, ma poi ho pensato che tutto sommato chiunque sa com'è fatta un'alice e, quando si fanno certi propositi, interrompere il pranzo, imbandire un set, prendere la macchina fotografica (quella scatoletta antidiluviana con cui scatto), cercare le luci giuste, proprio non ci stava...

























ingredienti
per 2 persone

500 g di alici
tre cucchiai abbondanti di farina
sale 
olio e.v.o.

Privare le alici della testa e delle interiora, lavarle bene sotto l'acqua corrente e metterle in uno scolapasta a scolare.
Asciugarle con uno scottex e versarle in una teglia. Salare e infarinare. Versare l'olio, dare una mescolata per distribuirlo e infornare a 200°C. Cuocere per 20 minuti se vi piace che restino morbide. Se invece, come noi, le amate asciutte e croccanti prolungare la cottura per altri 15 minuti.

18 dicembre 2013

I Surrey docks, la pioggia e una fetta di salmone al rum.


























Se passegiando per Londra superate il Tower Bridge, verso est, il Tamigi apparirà a un certo punto in canali stretti, con l'acqua a toccare le case. Potreste prendere uno dei vicoli o delle strade alla vostra sinistra e trovare il rigore di distese di mattoncini identici sulla strada e sui palazzi e in quella stessa rassicurante monotonia edifici coi vetri ad oblò e case-albero.
Potreste a quel punto essere presi dall'idea di proseguire verso Rotherhite, la zona un tempo dei marinai scandinavi. Basterà un bus in direzione Canada Water.









Qui un tempo gli enormi capannoni dei Surrey docks custodivano i legnami della scandinavia. I "biondini volanti" accatastavano legno in pile alte venticinque metri, sotto la pioggia che trasportava ovunque odore di legno.
Ora potete godere del silenzio. Qui non c'è nessuno.  Si incontra la piccola chiesa norvegese e case. I ragazzini scendono dal bus con la divisa della scuola e si sparpagliano tornando a casa, coi bermuda che lasciano un po' le gambe a bagnarsi.
Rotherhite Street, la via più lunga di Londra, costeggia il Tamigi ben lontana dalla strada.
Il fiume sembra più grande e profondo qui, un cormorano in acqua fa pensare al mare, la nebbiolina della pioggia potrebbe essere salsedine che confonde il paesaggio e la sponda opposta.
Potreste continuare a camminare lungo la via più lunga della città, proprio lungo il Tamigi e scegliere di restare in silenzio. Allora forse riuscireste a immaginare un marinaio, lungo lo stesso cammino e sotto la pioggia sottile, stretto a un cappotto, con gli occhi socchiusi. Troppo lontano da un volto e da una voce che i limiti del tempo non possono restituire. Potreste capire allora il sapore della nostalgia che non se ne va, come l'odore del legno, di pile di legno che ogni giorno si tirano su. E ritrovarvi a sussurare confusi: "vorrei sentire la tua voce, sapere che mi sei vicina".





ingredienti
pane o english muffin 
salmone affumicato 
burro salato
rum 
semi di cardamomo affumicato (facoltativi)

Tagliare il salmone in fette e lasciarlo insaporire in una ciotola con qualche cucchiaio di rum. Scaldare nel forno qualche fetta di pane english muffin tagliato a metà. Con una forchetta lavorare del burro insieme a qualche seme di cardamomo affumicato, così da dare un profumo di legno. Spalmarlo sul pane caldo e completare con le fette di salmone ben insaporite col rum.


1 luglio 2012

Bruschetta con le telline.

"Zia, ci facciamo un be' bagno col telemassino?"
"???"
"Aspettami qui, zia, che lo vado subito a prende."
E' così che me la vedo tornare con un materassino rosa da un lato e fuschia dall'altro.
"E' il telemassino di Cenerentola! Adesso ci facciamo proprio un be' bagnetto!"

"Aiuto zia, aiuto...un coccodrillo!"
"Amore, digli di andarsene."
"Andarsene! An-dar-se-nééé!"

"Zia, come si chiama quello con tutte le zampe lunghe che nuota nuota e poi si mangia?"
"Amore, è il polpo."
"Aiuto zia, aiuto...un pòòòppo!"

Vi sembra possibile che io, donna quanto mai impegnata e, come dicono in tv, in preda al vorticoso turbinìo della vita moderna,  io, donna impregnata dell'asfalto metropolitano (letteralmente, visto che ormai si scioglie), non mi possa godere manco un piccolo bagnetto nell'acqua fresca e turchina con la brezza tra i capelli e la pelle dorata dal sole, seduta dentro a una fantastica, gigante, ciambella gialla??? 

Bruschetta con le telline.


ingredienti
1 kg di telline
6-7 pomodorini dolci e maturi
3 spicchi di aglio
8 fette di pane
prezzemolo
olio

Lasciare spurgare le telline per alcune ore (possibilmente in acqua di mare, altrimenti in acqua e sale,) in un recipiente sul cui fondo abbiamo messo un piattino da caffé rovesciato. E' un trucchetto di mia mamma: in questo modo, la sabbia si deposita sul fondo e rimane intorno al piattino, senza risalire quando andiamo a prelevare le telline. 
Mettere nel forno per qualche minuto le fette di pane strofinate con uno spicchio d'aglio e un po' di olio. Lasciarle finché saranno appena croccanti fuori e ancora morbide dentro. 
Intanto, in una padella far scaldare l'olio con due spicchi d'aglio, aggiungere i pomodorini tagliati a metà e lasciare cuocere 4-5 minuti. Nel frattempo preleviamo le telline dalla loro acqua, passiamole sotto l'acqua corrente e mettiamole in padella. Lasciarle cuocere per 5 minuti con il coperchio e a fuoco dolce. Versare le telline e il sughetto sulle fette di pane e servire spolverando con un trito di prezzemolo.




21 aprile 2012

Fish cake e un vento che viene da lontano.

Fish cake e un vento che viene da lontano.

Credo che la cucina sia anche, in buona dose, allegria e possibilità di divertirsi, a tavola come ai fornelli. E così, alla ricerca di qualcosa di buono per la cena, mi sono ricordata dei fish cake. Sarà che mi fanno pensare al cibo per bambini, sarà anche per il fatto che non si tratta di una vera lunga frittura di quelle che si fanno ricordare anche al mattino dopo con l'odorino di unto che resta (e non c'è niente da fare, resta!), sarà per tutto questo e chissà cos'altro ancora, ma questi fish cake mi mettono allegria.
Si preparano mentre fate tutt'altro: la vostra  vera e propria presenza, di pirsona pirsonalmente, per la fase di assemblaggio e cottura dura praticamente cinque minuti!
Rispetto alla versione tradizionale inglese, io ho aggiunto una grattugiata di zenzero (visto che ne ho ancora una bella scorta, da quando qui la produzione di ginger è vertiginosamente precipitata), per il resto sono proprio come quelli che  vi potete sbafare a due soldi in quei mitici fish and chips in giro per Londra, caldi caldi mentre fuori, tanto per cambiare, piove, si alzano raffiche di vento (mi capita sempre di trovare vento a Londra, a voi no?) e voi avete macinato chilometri sempre spinti dal motore dell'entusiasmo.
Ma a proposito di fish and chips e raffiche di vento, il più buono, buonissimo, fish (era salmone)che abbia mai mangiato  e vi consiglio, di tutto cuore, di poter scovare anche voi,  si trova in posto ben lontano dalla capitale britannica, in effetti a diverse miglia dall'isola. Si tratta di un fish and chips nel porto di Howth, poco più a nord di Dublino. D'inverno ci sarete voi, il suono metallico delle funi delle barche e i gabbiani che giocano facendosi portare dal vento. 

ingredienti
300 g di pesce 
2 patate medie
1 uovo e un tuorlo
mezza cipolla
un mazzetto di prezzemolo
buccia grattugiata di limone
succo di mezzo limone
grattugia di zenzero a piacere
100 g di pangrattato
sale
olio di semi per friggere

Fate bollire separatamente le patate e il pesce. Io ho usato del nasello, ma si può usare anche merluzzo o salmone o altro, i fish cake spesso sono anche un ottimo modo per riciclare il pesce avanzato. Quando sono entrambi cotti, mettiamoli in una ciotola e con una forchetta si schiacciano e amalgamano fino ad ottenere una purea. Aggiungiamo il succo di mezzo limone, la grattugia di limone, di zenzero e io ho grattugiata anche la mezza cipolla, per meglio amalgamarla al resto. Salare, spolverare con prezzemolo tritato e amalgamare con il tuorlo d'uovo. Se l'impasto è troppo appiccicoso, aggiungiamo un po' di pangratto. A questo punto formare delle polpette e schiacciarle leggermente, passarle nell'uovo battuto e poi nel pangrattato. Passare  infine nell'olio caldo solo il tempo di farle dorare. 

6 febbraio 2012

Vellutata di ceci per tutti!


Passare del tempo in casa da sola per me è spesso un'occasione per elaborare tutto quanto leggo ascolto osservo ricordo nelle giornate di tran tran metropolitano. C'è bisogno però di un po' per decantare tutto davvero. Intendo un po' di giorni, che il semplice fine settimana è diventato negli ultimi tempi per me troppo poco. Così tutta la settimana scorsa me ne sono stata abbastanza per fatti miei, in compagnia di ben poco: un nuovo libro di cucina che presto vi svelerò, un programma alla tele che mi ha portato in posti in cui vorrei vivere, tutti nessuno escluso, e tanta voglia di cucinare cose nuove. 
Tra gli esperimenti ben riusciti mi sento di proporvi questo, una vellutata di ceci e patate arricchita con tonno e menta. A dire il vero, non solo ve la consiglio, ma se potessi la preparerei per ciascuno di voi che passate di qui, per mangiarla tutti insieme tenendo la ciotola tra le mani che diventano calde, mentre si parla e sorride a godere di questo tempo ovattato e strano.


Vellutata di  ceci per tutti!


ingredienti
per due persone

250 g di ceci  precotti
2 patate medie
una foglia di alloro
80 cl di brodo vegetale
mezzo bicchiere di vino bianco
1 fettina di tonno fresco 
qualche foglia di menta
il succo di mezzo limone
sale qb  
pepe nero qb
olio e.v.o.

Versare un filo di olio in un tegame coi bordi alti, lasciarlo scaldare e aggiungere i ceci precotti e le patate tagliate in piccoli pezzi. Lasciare rosalare e aggiungere il vino bianco bianco e una foglia d'alloro. Non appena il brodo vegetale raggiunge l'ebollizione, versarlo nel tegame, salare e lasciare cuocere per circa 40 minuti.
Nel frattempo prepariamo l'emulsione che andrà a condire il tonno: versiamo in un barattolo  un cucchiaio d'olio, il succo di mezzo limone, un pizzico di sale e di pepe nero, qualche foglia di menta tritata. Chiudiamo il barattolo con il coperchio e agitiamo per emulsionare.
Quando il brodo della nostra zuppa sarà ridotto e le patate ormai morbide, lasciamo intiepire e poi frulliamo. Scaldiamo una padella e quando sarà abbastanza calda mettiamo il tonno tagliato in pezzetti ad arrostire. A cottura ultimata, condiamolo in un piatto con l'emulsione alla menta. Nel frattempo scaldiamo la vellutata, versiamola nelle ciotole da zuppa e completiamo con i pezzetti di tonno.



10 maggio 2011

Calamares a la menorquina

“Viernes, 21 de julio
7,30 de la mañana
No hay nada mas siniestro que la sonrisa de una calavera ».
(Prótesis, Andreu Martin)
Comincia così “una novela negra, muy negra, negrísima” di Andreu Martin, come è definita da Montse Clavé in “Manual Práctico de cocina Negra y Criminal”, ed. “libros de allende”.
Montse Clavé è una gioviale signora di mezza età che insieme al marito ha messo su una libreria tutta dedicata a gialli e noir, chiamata appunto Negra y Criminal, a Barcellona. Entrati nella libreria avrete il piacere di bere caffè e tè con biscottini artigianali, magari seduti davanti all’entrata per guardare la gente che si sofferma, circondati da scaffali alquanto rozzi, però zeppi di capolavori. Il bello è che qualunque cosa chiediate, loro sapranno darvi una risposta, dando l’impressione di aver mangiato letteratura a colazione pranzo e cena e averne fatto ormai una parte de sé. Questo “postaccio”, dall’aria un po’ di un garage di ragazzi che hanno deciso di mettere in vendita i tesori del ripostiglio di casa, è in realtà anche un importante punto di incontro internazionale di scrittori e appassionati. Ogni anno, infatti, si tiene a febbraio un festival chiamato BCN Negra che ospita scrittori importanti di tutto il mondo. Durante quei giorni si parla di letteratura, di scrittura, si mangia, si beve, ci si fanno foto ricordo in allegria.
Comunque, tornando alla pancia, questi calamari sono facili da preparare, senza nulla togliere alla presentazione e al sapore. Ma, soprattutto, nel prepararli si ha la strana sensazione di partecipare a qualcosa che viene da lontano, un momento di bellezza e profonda concentrazione, un ricordo speciale.


                       
                   
























ingredienti
4 calamari grandi (già puliti)
qualche spicchio di aglio
pan grattato
prezzemolo tritato
4 patate grandi
2 pomodori maturi
1 cipolla grande
4 stuzzicadenti
olio e.v.o.
sale


Lavare i calamari sotto l’acqua corrente. Tagliare i tentacoli  e farli a pezzi piccoli. In un piatto fondo mettere i tentacoli, l’aglio, il prezzemolo tritato, sale e pangrattato (io ho aggiunto anche qualche pezzetto di pomodoro, sale e un po’ di olio). Farne un composto consistente, riempire i calamari e chiuderli con uno stuzzicadenti.

In una teglia versare due cucchiai di olio e ungere bene la superficie. Prima mettere uno strato di cipolla tagliata sottile, poi le patate in fette di circa un 1 cm di spessore e salare. Adagiare sulle patate i calamari e, tra questi, il pomodoro tagliato a spicchi. Spolverare con prezzemolo tritato e pangrattato. Aggiungere un po’ di acqua, fino a coprire le patate, e regolare con tre cucchiai di olio. Infornare a 220°, in forno preriscaldato, per circa tre quarti d’ora. Quando le patate saranno dorate il piatto è pronto. Da ultimo, gratinare per un minuto e servire.


14 aprile 2011

Involtini di tonno da sbafo

"Nel frigo trovò pasta coi broccoli che mise in forno a scaldare, per secondo la cammerera Adelina aveva preparato involtini di tonno. Stimando che a mezzogiorno s'era tinuto leggero, si sentì in dovere di mangiarsi tutto."
Andrea Camilleri. Il ladro di merendine.


"Ricette Criminali" è la nuova etichetta che inauguro con questa ricetta da sbafo, vero sbafo! Sullo scaffale dei nostri libri di cucina ce ne sono un paio che riportano le ricette di famosi ispettori della letteratura noir. Uno di questi è "Nìvuro di sìccia", Trenta Editore, che raccoglie le ricette di Adelina e degli altri santi personaggi che danno da mangiare all'indaffaratissimo Montalbano. Lo abbiamo scovato in una libreria di Roma molto carina, si chiama "Suspense. Nei dintorni del giallo" dove si trovano  esclusivamente letteratura, saggi, fumetti noir e gialli, dai classici alle ultime generazioni.
Ieri sapevo che a cena sarebbe stato il mio turno ai fornelli e volevo fare una sorpresa a Tonino, divoratore di noir, appunto, e di cenette bell'e pronte.
Mi sono divertita tanto a prepararlo, ho pure dovuto macinare le fette biscottate sotto il peso di una bottiglia di vino perchè solo all'ultimo mi sono accorta di non avere il pangrattato! E poi sono pazza della Sicilia...In un'altra vita, ne sono certa, sicula ero!!
Mi permetto di aggiungere solo un piccolo suggerimento: preparare gli involtini alcune ore prima di mangiarli (come del resto ha l'abitudine di fare la cara Adelina!). Oggi in ufficio ho mangiato infatti l'unico superstite della cena ed era ancora più buono. Sia il pangrattato che la carne del tonno avevano completamente assorbito tutti gli aromi...mizzichina!




ingredienti
(per 4 persone)

12 fette di tonno fresco (sottili)
100 g di pangrattato
2 cucchiai di pinoli
2 cucchiai di uvetta
1 ciuffo di prezzemolo
3 cucchiai di caciocavallo grattuggiato
1 cipolla
1 limone
due foglie di alloro
1 bicchiere di vino bianco secco
olio e.v.o.
sale e pepe

In una padella tostare leggermente il pangrattato con un paio di cucchiai di olio. Unire il prezzemolo tritato, l'uvetta, i pinoli, qualche cucchiaio di succo di limone e il caciocavallo grattuggiato. Aggiungere un pizzico di sale e pepe e amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Distribuite il composto sulle fette di tonno (io le ho battute prima un po' per assottigliarle), cospargerle di sale e arrotolarle fissandole con gli stecchini.
In un tegame fare appassire la cipolla tagliata sottile con quattro cucchiai di olio e due foglie di alloro, unire gli involtini e far rosolare leggermente. Sfumare poi con un bicchiere di vino bianco e fare evaporare. Aggiungere infine qualche cucchiaio di acqua, abbasare il fuoco e lasciare cuocere ancora per una decina di minuti. 



5 aprile 2011

Calamarata della mia mamma

Calamarata della mia mamma

Il lunedì...che fatica! Ieri è stata dura rientrare al lavoro, con il sole caldissimo che mi invitava a prendere il treno, arrivare a casetta dai miei e infilarmi il costume per un salto in spiaggia.
Così ho pensato bene di chiedere alla mia mamma la sua ricetta infallibile per una calamarata a prova di ospiti esigenti. Il profumo del mare sprigionato dal pesce (e anche dal prezzemolo, non so perché!) ha avuto un effetto consolatorio, direi...
E poi è un piatto divertente: tutti anelli, di pesce e di pasta, che all'occhio in fondo si confondono! :)


ingredienti
(per due persone)

200 g di pasta di Gragnano, formato "Calamarata"
250 g di piccoli calamari eviscerati
mezzo bicchiere di vino bianco
3 pomodori perini
3 cucchiai di olio e.v.o.
1 spicchio d'aglio
mezzo peperoncino
tre rametti di prezzemolo
sale qb

Tagliare le sacche dei calamaretti ad anelli di 2 cm. In un tegame versare tre cucchiai di olio e uno spicchio d'aglio, lasciandolo imbiondire. Aggiungere i calamari, il peperoncino in piccoli pezzi e un rametto di prezzemolo tagliuzzato. Appena cominceranno a soffriggere, bagnare con il vino e lasciare asciugare a fiamma vivace. A questo punto aggiungere i pomodori in pezzi, salare e coprire con un coperchio. Lasciare cuocere a fuoco basso per 20 minuti. Nel frattempo, cuocere la pasta in acqua bollente salata e scolare un paio di minuti prima del termine, conservando mezza tazza di acqua di cottura. Versare nel tegame la pasta e l'acqua bollente ultimando quindi la cottura. Spolverare con il rimanente prezzemolo tagliuzzato e servire.

11 marzo 2011

Salmone con patate alla Yeats



Quando preparo il salmone, non posso fare a meno di andare col cuore all'Irlanda. Ai giorni trascorsi in giro per mezzo paese, macinando centinaia di chilometri con la faccia attaccata al finestrino e sospiri di pace e piacere... Ai giorni trascorsi a Cork per imparare qualche parole d'inglese in una scuola per somaroni come me... Ai giretti nel bellissimo e antico english market della città, dove si trovano spezie, formaggi, uova di tutti i tipi, pesce freschissimo e ottima carne (a prezzi spesso più contenuti che nei supermarket), nonchè dolci e torte da provare tutti, insieme a un the caldo chiacchierando con gli amici (rigorosamente in tutte le lingue del mondo, tranne l'inglese! ma questa è una mia grave lacuna :(( ).
Questa ricetta l'ho preparata più di qualche volta nel periodo passato lì, tornando a casa nel tardo pomeriggio, infreddolita dalle raffiche improvvise di vento e dalla pioggerella che durante il giorno ogni tanto si fa viva. Diciamo che col profumino che piano piano diffondeva il tegame delle meraviglie, dopo un po' è diventata la ricetta più copiata dai miei compagni di casa!

ingredienti
(per due persone)
2 fette spesse di salmone fresco
3 grosse patate rosse
3 cucchiai di olio e.v.o.
un cucchiaino di brodo granulare di verdure senza glutammato   
sale q.b.



In un tegame di terracotta versare l'olio, scaldare a fuoco basso per qualche secondo (avendo cura di sistemare uno spargifiamma sul fornello per evitare che la terracotta si spacchi), aggiungere le patate tagliate in grossi pezzi e le due fette spesse di salmone. Salare e ricoprire di acqua, aggiungendo quindi il brodo granulare. Alzare il fuoco a fiamma vivace fino a quando arrivi al bollore, a questo punto abbassare e continuare la cottura a fiamma media finché l'acqua non sia completamente asciugata.
Piccolo suggerimento
Accompagnare con fette di pane casareccio caldo, imburrato e cosparso di foglioline di timo e una spolverata di pepe rosa.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...